Fondazione dell’Ordine degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano

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Serate di Architettura

Fast post Expo: e intanto?
14/12/2015

Una discussione aperta sul futuro più prossimo delle aree Expo tra demolizioni, smontaggi, conservazione e/o riuso.
Una serata che segue l’incontro del 5 novembre in cui si era invece dibattuto del destino definitivo dell’area e la proposta di un nuovo polo scientifico tra ricerca e applicazione formulata da Statale e Assolombarda, a confronto con l’assessore Balducci e le novità espresse dal Governo. Incontro organizzato in occasione dell’inaugurazione della riproposizione della mostra
allestita nel 2008 a testimonianza degli esiti del post esposizione delle diverse edizioni di Siviglia 1992, Lisbona 1998, Hannover 2000, Svizzera 2002 e Saragozza 2008, cui si sono aggiunti i siti di Shangai 2010 e Milano 2015.
Ospiti di questa serata sono, insieme al presidente del nostro Ordine Valeria Bottelli e al segretario di INU Lombardia Marco Engel, Lorenzo Pallotta di Arexpo spa, ente che dovrebbe occuparsi della programmazione e progettazione sull'area; Claudio De Albertis, che in qualità di Presidente fondazione Fiera racconterà -poco per la verità- dei programmi sull'area in occasione della XXI Triennale 2016; Gianpiero Bosoni e Ico Migliore che racconteranno alcune suggetioni degli studenti del Poli riguardo allestimenti temporanei e Ambrogio De Ponti, co fondatore della fortunata iniziativa dei Mercati Metropolitani a Porta Genova. Un breve resoconto




Il tema del Post Expo non è solo nei progetti di lunga durata, di cui si è discusso e si discute in questi giorni, ma anche del qui e ora: fare in modo che quanto utilizzato fino a ottobre sia monitorato e a breve riutilizzato per diverse attività, mentre il progetto generale e definitivo per l’area incomincia a prendere forma. Una preoccupazione, come racconta la presidente Valeria Bottelli, condivisa con l’Amministrazione che per questo ospiterà dal 15 dicembre la mostra EXPOdopoEXPO messa a punto dal nostro Ordine e proposta in sede per il mese di novembre.

In realtà i momenti di dibattito sul post expo non sono così frequenti, lamenta Lorenzo Pallotta, membro di Arexpo spa. Inutile dire che non si è partiti per tempo e che la condizione di emergenza appare più cercata che non voluta. Malgrado l’imponente sforzo progettuale svolto a partire dal 2009 ancora non abbiamo soluzioni definitive da proporre. La scelta di alienare l’area è una delle possibili ipotesi –non l’unica. A maggior ragione, viene da pensare, con due gare andate deserte. L’accordo di programma alla radice dell’operazione Expo nasce denso ma non attuale, e oggi, non essendo riusciti a cedere l’area a privati, è necessario costruire un nuovo scenario, rendendo più che mai attuale il concepimento di un fast post temporaneo utile a salvare i destini dell’area.

Il valore dell’area, afferma Pallotta, è nella sua intensa infrastrutturazione, che ne fa una sorta di smart city in attesa di un nuovo uso. Le proposte per il post si confrontano con la conservazione della maglia, degli hub principali, il cardo e il padiglione italia e quelli regionali, i cluster.
In queste strutture si era ipotizzato di svolgere per intero la XXI Triennale 2016, ma vedremo più avanti con Claudio De Albertis come è andata a finire.
Quel che è certo è che a luglio 2016 Expo spa cessa di esistere, e per allora dovranno essere stati smantellati i padiglioni nazionali e messi a disposizione i padiglioni di servizio.

Pare si stia trattando per conservare alcuni padiglioni nazionali. Cruciale da parte sua sarà considerare l’area un pezzo di città, dove ordinariamente convivono demolizioni e usi correnti, rendendo questa azione contemporanea un tema sarà da approfondire.
Ricorda che tra progettazione, costruzione e messa a regime di qualunque proposta ci vorranno 10 anni, per cui fast post per modo di dire…
Sono tante le attività che si possono promuovere, dal fuori-salone alla Triennale. Attenzione: le tende del decumano non sono a tenuta carico di neve.
è possibile immaginare che alcune istituzioni si approprino di alcuni edifici di cui prendersi cura, come avvenuto in altre città. Ma la cosa più urgente è darsi una governance, una vision politica: è necessario un unico gestore che ottimizzi l’investimento, un management privato con sguardo pubblico, e Arexpo, a suo avviso, è già un po’ questa cosa. Ora bisogna avere il coraggio di riempirla di contenuto.

Meno ottimista ma forse più realista appare Claudio De Albertis, in questo contesto invitato con il cappello di presidente della fondazione Triennale, ma che prima di parlare dei programmi della XXI Triennale 2016 intende fare qualche osservazione da imprenditore e presidente Assimpredil.
Primo: non è vero che si tratta dell’unica area disponibile a Milano. In questo senso, ad esempio lo scalo di porta Romana è molto più appetibile. Expo Rho non è Barceloneta, o Lisbona, ma una terra di nessuno.
Secondo: ricordiamoci l’intera vicenda: dei proprietari privati –fondazione Fiera e Cabassi- avrebbero messo a disposizione i terreni, per metà a titolo di donazione, e per metà in comodato d’uso gratuito, con l’accordo che una volta terminata l’esposizione avrebbero avuto la possibilità di gestire 525.000mq di slp a modo loro.
La discussione portò la Regione di Formigoni ad imporre l’acquisto, che ha significato un forte  indebitamento con Banca Intesa.
Ma operazioni di questo cabotaggio sull’area Expo da parte di privati italiani o internazionali non se ne faranno. Per procedere è necessario acquistare e ricapitalizzare, dunque dare configurazione e governance alla società.

Per l’uso temporaneo di post expo.
Il primo appello venne fatto alla Triennale oltre un anno fa. A fronte dei costi di smontaggio e rimontaggio altrove –astronomico anche per quei padiglioni concepiti in questo senso- il contesto avrebbe permesso di insediare quasi tutta la XXI Triennale 2016.
Come avvenuto alla Renault per opera di Michel Desvignes sull’ile Seguin-Rives, o a Lione Confluence, l’uso temporaneo è un tema di grande attualità.
Ma la questione, come si è posta si è poi totalmente dimenticata, se non per risvegliarsi a Luglio 2015, quando la Triennale aprirà ad aprile 2016!

La XXI Triennale si svolgerà tra aprile e settembre 2016 in 12 diverse aree della città. Le pressioni compiute ci hanno imposto di riprendere il discorso, e noi si pensava all’utilizzo del media center e alcuni dintorni. Ma ci è stato imposto l’area del cardo, dove utilizzeremo il padiglione delle coop e il convention center per circa 20.000mq. Alla condizione però che si renda accessibile tramite navetta la Metropolitana, che è ad oltre un km di distanza.
In Palazzo Triennale avremo il padiglione italiano dell’evento, mentre in Expo si terrà un Workshop internazionale.
Per chiudere con l’area: prima di fare un Masterplan, si fa un business plan, in cui siano in evidenza i flussi di cassa, sia per la progettazione che per la realizzazione, che avrà tempi decennali. Per convincere la Sisco a muovere da Monza a Rho, devi dimostrare che ha convenienza a farlo.

C’è un problema di nostalgia, afferma Marco Engel, segretario di INU Lombardia. Se c’è stata tanta gente e a festa, appare ora difficile tamponare un buco di transizione, che non durerà meno di 3 anni.
A Luglio 2015  la presidenza della Regione Lombardia proponeva:
- anticipare le attività che saranno il cuore delle funzioni successive.
- propone attività di vario genere, non si sa però gestite da chi
- logica insediativa in un area fortemente frammentata.

Disneyland a Parigi, si sviluppa su 120 ettari con altrettanti di parcheggio, aree comunque sviluppatesi nel corso degli anni.
A Rho, o meglio tra Rho e Milano, in un area con attorno il carcere di Opera, la Fiera, le industrie o ex industrie di Arese, definire una continuità urbana è obbiettivamente piuttosto difficile. Forse ipotizzabile l’arco di una generazione, ovvero 25 anni per acquisire l’area alla vita urbana. Per riempire bisogna portare. La Triennale è attrattiva. Le funzioni proposte dalla Regione sono modello sagra di paese.
Ricordiamo le dimensioni: contro i 105 ettari di Expo, non ci sono i nemmeno 2 ettari di Mercati Meropolitani, o 1,5 ettari dell’ex Luna Park Varesine. Chiude con qualche modesta proposta:
- l’associazionismo, già presente nella cascina …., potrebbe portare pubblico e vita attraverso attività già esistenti
- proporre comunque il cantiere come spettacolo di se stesso, ricordando i visitors center di Berlino o Barcellona costruiti come richiamo turistico dedicati ai cantieri in corso.

Giampiero Bosoni, docente della facoltà di design del Politecnico di Milano, si occupa di strategia del durante. Negli anni affrontati vari temi, da ‘open neighbors’ su viale Padova al tema dell’attacco a terra, tra pubblico, semi pubblico e privato. Si sono occupati anche di simulare progetti per associazioni di cui valutano tempistica, costi, impatto e reperimento delle aree per iniziative temporanee.

Ico Migliore invece, oltre che occuparsi professionalmente di allestimenti temporanei urbani -con Italo Lupi autore tra le altre cose l'infilata per Expo di via Dante- è stato membro della giuria del BIE, ed a luglio ha avuto modo di girare per tutti i padiglioni con sguardo distaccato: Expo come Archeologia espositiva, guardando al presente per immaginare l’Identità del dopo expo.
Varie esperienze del suo studio sono proprio dedicate a interventi temporanei, da Torino e le olimpiadi invernali (con Italo Lupi) a Pechino e l’area 798, che da industriale si è trasformata in luogo d’arte. Occasioni in cui il motore economico mira a interventi identitari.

Flaiano descrive efficacemente il nostro il paese delle molte inaugurazioni e poche manutenzioni.
Fa cenno alla sua esperienza di 5 anni di cantiere per il Museo Egizio di Torino, in cui la struttura non è mai stata chiusa al pubblico ma anzi si è adattata alle esigenze del cantiere, aumentando paradossalmente il numero di visite, secondo un principio di morphing temporaneo.
Mostra altri esempi, come il giardino sotterraneo per il passante ferroviario, rivalutato luogo di incontro. Oppure le edicole, importante presidio sul territorio, come laboratorio per la distribuzione di altri prodotti.

Su Expo si è riversata una domanda di intrattenimento a scala più vasta quale il nord lombardia, che con i 5€ serali ha fatto fare i numeri a Expo. Milioni di persone che si muovono in un luogo per loro più accessibile del centro di Milano, in cui però si offrono servizi analoghi. Bisogna dunque innestare start up legate al cibo, l’intrattenimento, lo sport e l’ospitalità, sfruttando anche le cesate di separazione dei futuri cantieri come luoghi del racconto.

Se poi la ricerca occuperà il 5% del suolo edificabile, c’è spazio anche per poli ricreativi e sportivi, dove identificare soggetti cogestori, andando ad abitare da subito questi spazi in modo da non perdere la memoria del successo di Expo.

Una esperienza che sicuramente a Milano è apparsa di grande efficacia è quella dei Mercati Metropolitani. Ambrogio De Ponti ne racconta la strana vicenda in qualità di presidente dell’unione nazionale produttori orto-frutta. La domanda esosa li allontana subito dal sito Expo, e come avviene per il fuori salone hanno incominciato a cercare aree appetibili in città. Grazie alle capacità di Andrea Resca, che con Farinetti (Eataly) aveva lavorato bene in Giappone, partecipano al bando di FS sull’area di porta Genova, e in tempi demenziali: 14 agosto 2014 il bando, 29 settembre aggiudicato e solo il 2 febbraio 2015 resa l’area disponibile. Vincoli della soprintendenza anche per dare una mano di bianco, per cui si agisce con strutture in precario e reversibili in legno, prodotte in Ungheria, spendendo pochissimo a confronto con i costi di locazione: 90.000€ di tensostrutture a fronte di 560.000€ di canone di affitto per l’area.

Inizialmente volevano fare rotazione di produttori, ma alla fine più facile gestire rimanendo fisso. Nel tempo si sono aggregate altre iniziative, l’Anteo cinema all’aperto, i gruppi musicali, azioni che hanno aiutato quest’area a divenire un luogo, dove si incontra il mondo e si scavalca la grande distribuzione, raggiungendo alla fine i 3 milioni di visite.

Molto si è speso per la sicurtezza, per garantire l’apertura in diverse ore della giornata e garantire la presenza di diverse fasce di età, cui è stato dedicato il campo da bocce così come il campo giochi dei bimbi. Non si è fatto in tempo a dare un anima culturale, ma si migliora nel tempo. Prorogato la presenza fino a fine gennaio 2016: FS contenta che prende soldi, il Comune che rivitalizza l’area difficile, l’associazione che fa conoscere il suo mondo produttivo. Si vorrebbe prorogare per ulteriori 2 anni e nel caso si coinvolgeranno dei giovani. Ma bisogna scavalcare i problemi burocratici, che non sono in sintonia coi tempi del lavoro.

Tornando all’area Expo, Valeria Bottelli si chiede se Triennale ad aprile sarà il primo evento.

Lorenzo Pallotta segnala un interesse positivo, dovuto a una decina di operatori che si sono detti disposti a riaprire le attività del sito, ma attualmente non vi sono previsioni.
Concorda con De Albertis riguardo alla sua non unicità in assoluto dell’area, ma è l’unica ribadisce infrastrutturata e pronta all’uso. È sicuramente necessario decidere chi governa l’area, una guida strategica che si prenda cura dell’area e del suo valore insediativo oltre che finanziario.

Insiste Bosoni: esiste una regia delle diverse sinergie attuabili?
Il masterplan del riuso temporaneo non è che questo.

Manca il frontman, la strategia che passa attraverso la politica, risponde Pallotta.

De Ponti descrive il modello zingaro di Mercati Metropolitani, un modello transumante che ha 2 o 3 anni di vita localizzata. Si stanno discutendo altri progetti, anche sull’utilizzo di immobili in forma temporanea, attraverso la collaborazione con Cassa depositi e prestiti.

Marco Engel non pago evoca un altro spettro che si aggira sul tema, il governo metropolitano. Il giusto livello di governo per la scala in cui l’area si colloca: che non è tanto margine di Milano, ma centro dell’alta Italia. Posta alla stessa distanza da Torino –con l’alta velocità- come dal centro (MM), l’area si deve relazionare con il centro di Rho, con lo sviluppo dell’ex Alfa di Arese, così come di Cascina Merlata, o il carcere di Bollate con le molteplici attività di apertura su temi affini Expo, quale il vivaio e i ristoranti. Insomma, manca il soggetto mediatore

Francesco de Agostini

 

 

Corriere della Sera 2-nov-15 .PDF

Comunicato stampa .PDF

Vivi Milano 5 novembre .PDF

Sole 24 Ore - 5 novembre .PDF

Repubblica Milano .PDF

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