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Biblioteca degli Architetti

Il collettivo Book of Copies
03/02/2015

Giovedì 29 Gennaio 2015 abbiamo ospitato la presentazione del progetto Book of Copies, una proposta editoriale curata dalla redazione della rivista San Rocco, nata dalla partecipazione alla XIII Biennale di Venezia su invito di David Chipperfield.
A presentare il lavoro con Pier Paolo Tamburelli di San Rocco, alcuni tra i quasi 100 autori più sotto elencati dei 5 ponderosi volumi:
Michele Bonino, Matilde Cassani, Enrico Molteni, Alessandro Scandurra; invitata a discuterne con loro Nina Bassoli, della redazione di Lotus.

un incontro dedicato alla prima pubblicazione di San Rocco, rivista di successo, avvia il ricco calendario di serate di quest’anno sciorinato con consueta rapidità da Stefano Tropea, che nel fare gli onori di casa tesse gli elogi della mastodontica pubblicazione.

Invitati dal suo curatore David Chipperfield a partecipare alle XIII Biennale del 2012 "Common Ground", la redazione di San Rocco propose un progetto ‘semplice’, come lo descrive Pier Paolo Tamburelli: invitare un centinaio tra architetti e artisti internazionali, noti o meno, a produrre una trentina di fotocopie in BN formato A4 dedicate al tema proposto dalla redazione ad ognuno di loro.
I due altrettanto semplici presupposti sono: rappresentare manufatti esistenti cui facile riferire il senso comune; proporre categorie non rigorosamente tipologiche, come per esempio dice ‘Case dove ammazzare la sorella’. Un modo dunque per redigere un catalogo ad illustrare una disciplina condivisa, pur senza  voler essere un corpus definito.
In relazione ai contenuti di quella Biennale, afferma, in molte sue parti ricca collezione di rimandi a oggetti di affezione, queste fotocopie assumono una dimensione corrente, oltre che di un potenziale catalogo in continua espansione, come vedremo.

Per la compilazione dei riferimenti non tutti hanno seguito il medesimo approccio. Matilde Cassani racconta la sua rocambolesca esperienza dedicata al tema Monasteries -poi di fatto trasformatosi in Bunkers. Trovandosi a San Francisco, ospite in una casa per artisti collocata in una ex caserma a presidio dell’oceano, senza dunque avere a disposizione ricche biblioteche, fotografa le numerose strutture belliche in cemento armato disseminate nel paesaggio della costa, costruendo un catalogo di possibili elementi costruttivi.

Michele Bonino ricorda che la proposta originaria prevedeva che la ricerca finisse nel web, mentre oggi è un libro -anzi, 5- e ad edizione limitata. Che significa voler puntare a un diverso pubblico e non alla generazione del web.
Nella recente pubblicazione di Carlo Ratti cui ha collaborato, Architettura open source, si parla di conoscenza dal basso. Diversamente questa operazione è frutto di una ricerca compiuta da persone competenti –e selezionate, aggiunge, da un soggetto promotore, che in questo modo costituisce un gruppo.
Il suo contributo, dedicato alle ‘stazioni di servizio nel deserto’, inizialmente gli era parso tema piuttosto ostico, sicuramente distante dal suo lavoro. Studiando però trova ben presto esempi sia di prototipi di maestri, sia di manualistica, comunque molto affini tra loro.
Conclude raccontando come nel suo lavoro in Cina degli ultimi anni, ha potuto vedere numerose ‘original copies’: 25 white house –di cui l’ultima in libano- e poi città olandesi, piccole torri eiffel, il tutto non legato a parchi tematici quanto a luoghi realmente abitati: non sono citazioni, ma vere e proprie copie.

Più fortunato si è sentito Enrico Molteni, cui è stato chiesto di indagare sul tema delle piramidi, di cui non sapeva nulla. Ben presto scopre che esistono numerosi esempi moderni e contemporanei, da Poelzig, passando da Luckhardt fino a casa Malaparte. Ma, si chiede, dietro questa operazione si nasconde uno spirito enciclopedico napoleonico o un collezionismo senza tempo?  Una sorta di Neufert, o una sorta di dizionario iconografico?
A corollario del quesito, a mo di cartina tornasole, testimonianza di sua personale utilità, mostra un  progetto di concorso da lui realizzato poco dopo la ricerca, dove per incanto, come possibile vedere attraverso glli schizzi di progetto mostrati, la sezione della copertura dell'edificio di progetto si lega alla figura della piramide, intesa come la non realizzata biblioteca della Washington University di Louis Kahn. Proprio fortunato.

Un atteggiamento non positivista, sicuramente espressione di potere culturale, un procedimento che amplifica l’idea e depotenzia l’autorialità. Alessandro Scandurra è incuriosito da questo procedere, che assimila un po’ allo studio del romanico da parte di Manfredo Tafuri, che aveva l'obiettivo di ridare senso all’atto sociale condiviso, dunque un rimando a quell’agire.  Che poi, ricorda, con Palladio, i libri e la Rotonda –di cui, parlando di copie, esistono oltre 400 repliche nel mondo- diventa forma di dominio.
ma poi Atlanti, mappe, Aby Warburg –la nascita della iconologia-  Hans Richter –e i montaggi anche un po’ dada- un procedere che divide, diverso da quello proposto nell’ultima Biennale di Koolhaas, che propone di smontare elementi e però poi di ricomporli.
Mostra le immagini di alcune sue sperimentazioni di forme di 'catalogo': la mostra dedicata a Carlo Scarpa a Venezia, l’allestimento in Triennale dedicato alle suggestioni in forma di slot di Ettore Sottsass, espressione di mappe personali e di un mondo privato.
Comunque sia, il tema affidatogli -ville sul lago- è diligentemente affrontato sia in forma di catalogo, dalla Pliniana o la villa Borromeo, alla casa sul lago di Grassi; sia come gioco di rimandi, come alla comunità di monte verità, o ancora Derek Jarman e il suo straordinario giardino del cottage in cui si ritira all’ombra della centrale nucleare, o i frammenti di Ian Hamilton Finlay: un esercizio, dice, che sfiora la contemporaneità, in cui sarebbe sempre bene entrare completamente.

Nina Bassoli,  non avendo partecipato e non facendo parte della redazione di San Rocco, non può che dare una lettura esterna di questa iniziativa, comunque sia da addetta ai lavori, in qualità di redattrice di Lotus. Racconta lo stupimento di incontrare al Salone di editoria indipendente e d’artista –sprint, svoltosi a Milano a fine novembre, un banchetto in cui San Rocco vendeva proprio il Book of copies. Un libro che però non è da leggere, una operazione concettuale –immaginiamo il procedimento: fotocopie, scansite, ristampate simil fotocopie, in fascicolo. Ammette che non ne capisce l'utilità. Ma, sentiti i 4 architetti, sembrerebbe invece uno strumento pratico: da una parte, a suo vedere, è come Pinterest, app social dove ognuno fa la propria lista, o mappa, traccia una identità per immagini; dall'altra un corpus, sia pur negato dai curatori, ma che di fatto essendo composto da un numero finito di contributi lo diventa –perchè diversamente, come da altri ricordato, sarebbe open e leggibile liberamente sul web.
Pur seguendo San Rocco con senso di amicizia, ammette che è un esperienza che le provoca inquietudine: proprio per questa espressione di rapporto controverso con la realtà. Vede in questa operazione una sincope tra realtà e prodotto, in cui la fotocopia diventa lo strumento di editing per rendere omogeneo il prodotto: ma quale ruolo ha, nel presente?

Pier Paolo Tamburelli serafico afferma di non porsi il problema del rapporto con la contemporaneità, certamente non in questi termini Hegeliani: la storia a cavallo non arriva più, in questo secolo. Il libro è più semplicemente una proposta disillusa rispetto a una ipotesi di lavoro modernista, ne nostalgico ne arcadico. Insomma, indifferente allo spirito del tempo.
A suo avviso ci sono molti modi di usare questo libro, così come avvenuto del resto per la sua costruzione: ogni autore coinvolto ha avuto libertà di azione. Eventuali fotocopie future si dovranno confrontare con l’ordine attuale. Alla fine delle varie esposizioni, le copie raccolte avevano una loro bellezza, per cui è apparso naturale oltre che dovuto assemblarle in un libro. Un risultato costoso e quindi elitista, anche se poi, un giorno, sarà accessibile dal web. Del resto, come la rivista va avanti al confine tra il ben fatto e la più ampia accessibilità, deve pur sopravvivere e i costi di produzione impongono un prezzo. Sembrerebbe dunque fatale, e non frutto di una scelta, distribuire questo primo esperimento ad un costo da collezionista.

Comunque, afferma Matilde Cassani, essendo un volume ponderoso e di carta appare assertivo,  anche se è allo stesso tempo personale e soggettivo: ma è un prodotto finito?

No, è espandibile, replica Pier Paolo Tamburelli. Infatti avevate parlato di coinvolgere altri, aggiunge Michele Bonino, ma l’azione di rilegare sancisce un gruppo chiuso. Per la mostra alla Architectural Association School of Architecture si sono aggiunti interlocutori, ma certo non con l'intenzione di arrivare al paradosso Borgesiano. Per Alessandro Scandurra la forza dell'operazione è proprio nella composizione del gruppo rilegato.

Per Nina Bassoli la grafica assertiva e insieme una condizione situazionista, un gioco ma anche una forza, sorta di Aleph che non si sa bene da dove prendere per leggerlo. Un approccio opposto a quello di Lotus, che invece ha una attitudine moderna. ma, se davvero viene usato, si dimostra utile.
In fondo poi non è un vero libro, afferma  Pier Paolo Tamburelli, poiché non c’è un indice ed è stampato su prenotazione.

Si aprono le domande e dal pubblico, Paolo Brambilla ammette di non riuscire proprio a non essere moderno e a non credere nella storia. Spesso, quando non si costruisce, le digressioni dada e radical diventano una sorta di condizione generazionale, ma voi invece siete terribilmente contemporanei –nostro malgrado, aggiunge Alessandro Scandurra
Pier Paolo Tamburelli è moderatamente fiducioso riguardo il fare architettura, altrimenti avrebbe già chiuso lo studio (Baukuh). Non è interessato alla scelta di chi non costruisce. Del resto costruire è un po’ come con le fidanzate (?). Non necessariamente se scrivi non costruisci, e la condizione di oggi non è confrontabile col passato, dove chi non costruiva lo faceva per scelta. Oggi gli studi sono tantissimi, ed è una condizione che va tutta concettualizzata. L’archivio presto sarà in in rete, ma comunque chi scarica è altro da chi compera libri.

Conclude dal pubblico Francesco Spadaro, cui appare chiaro che il lavoro non andrebbe venduto: sono copie, e le copie vanno regalate.
Pier Paolo Tamburelli non sembra affatto dell’idea...
 

Francesco de Agostini



Book of copies è un lavoro collettivo di:
Noura Al Sayeh, Amale Andraos, Eugene Asse, Ido Avissar, Ludovic Balland, Leopold Banchini, Pedro Bandeira, Francesca Benedetto, Anne-Julchen Bernhardt, Stefano Boeri, Michele Bonino, Giovanna Borasi, Shumi Bose, Andrea Branzi, Marianne Burkhalter e Christian Sumi , Matilde Cassani, Emanuel Christ, Irina Davidovici, Olivia de Oliveira, Jan de Vylder, Susanne Eliasson, Tom Emerson, Ambra Fabi, Pascal Flammer, Job Floris, Eva Franch, Christoph Gantenbein, Andreas Garkisch, Francesco Garofalo, Reto Geiser, Xaveer de Geyter, Urtzi Grau e Cristina Goberna, Go Hasegawa, Juan Herreros, Michael Hofstätter, Anne Holtrop, Wonne Ickx, Kumiko Inui, Johanna Irander, Jean Paul Jaccaud, Bijoy Jain, Amr Abdel Kawi, Adam Khan, Djamel Klouche, David Knight e Christina Monteiro, Wilfried Kuehn, Jimenez Lai, Éric Lapierre, Giovanni La Varra, Francesco Librizzi, Diogo Lopes e Patricia Barbas, Oliver Lütjens, Patrick Lynch, Simona Malvezzi, Johnston Marklee, Gabriele Mastrigli, Michael Meredith e Hillary Sample, Quintus Miller, Enrico Molteni , Elli Mosayebi e Theres Hollenstein, Subhash Mukerjee, Ryue Nishizawa, OMA - Office for Metropolitan Architecture, Thomas Padmanabhan, Wolfgang Pauzenberger, Freek Persyn, Saverio Pesapane, Daniele Pisani, Annamaria Prandi e Andrea Vescovini, Joana Rafael e Paolo Pieroni, Saša Randic, Thomas Raynaud, Renato Rizzi, Marianna Rentzou e Konstantinos Pantazis, Robbrecht en Daem Architecten, François Roche, Marc Ryan, Alessandro Scandurra, Valter Scelsi, Denise Scott Brown, Jonathan Sergison e Stephen Bates, Peter Swinnen, Martino Tattara, André Tavares, Milica Topalovic , Philip Ursprung, Peter Veenstra, Robert Venturi, Inge Vinck e Jo Taillieu, Georg Vrachliotis, Oliver Wainwright, Peter Wilson, Ellis Woodman, Daniel Zamarbide, Mirko Zardini, Raphael Zuber

 

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