Fondazione dell’Ordine degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano

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Serate di Architettura

Ospedali come un nido
17/12/2013

Dopo gli incontri dedicati alla progettazione di Alberghi e Uffici, di cui vi abbiamo proposto brevi sintesi corredate dai video delle serate, si conclude con questo incontro sulla progettazione degli ospedali. Qui il video della serata. Un breve ciclo sostenuto da  Dierre, leader mondiale di produzione di porte blindate e serramenti di ogni tipo.

Introdotto da una breve presentazione di Laura de Robertis riguardante l’eclettica produzione, Tobia Marcotti affronta il tema della serata raccontando della costruzione dell’Ospedale di San Luca in piazzale Brescia a Milano, un edificio monoblocco che affaccia sulla piazza, di cui si perdono i margini e una via intima laterale. Progetto per altro fermato da un nostro Giornale di cantiere con lui realizzato nel 2008.
La progettazione di un ospedale significa cura della persona, attraverso la sintesi di questioni inerenti risorse umane, tecnologia, engineering e design. Questi ultimi due punti, nell’arco di tempo della sua realizzazione -10 anni dall’avvio del processo al termine -, sono estremamente sensibili a variazione.

Una costruzione improntata sull’utilizzo di tecnologie avanzate e con la presenza di impianti straordinari. Ad esempio l’ossigeno distribuito in tutte le camere implica un serbatoio centralizzato di 30.000mc che sono una bomba con cui convivere, ma anche una garanzia di qualità del servizio. Oppure il gruppo elettrogeno da 14 tonnellate, necessariamente  inserito e montato prima del completamento del paramento.
Un obiettivo di qualità richiesta dal committente e perseguita fin nei dettagli, come l’integrazione nel sistema di illuminazione a soffitto delle specole di chiamata degli infermieri.

Lo stesso atteggiamento vale per la distribuzione degli impianti. Si è scelto di introdurre un piano tecnico di distribuzione interposto ai piani di degenza. Nulla è vincolato alle solette, per evitare vibrazioni moleste trasmesse attraverso la struttura.
Nella progettazione si è proceduto secondo le regole del disegno BIM: ogni parte, rigorosamente disegnata in 3D, è gestita in modo univoco, rigenerando la stessa sorgente per ogni sua rappresentazione.
Facciata e copertura si configurano come “Uno scudo che protegge i degenti dal mondo esterno”.
E' orientato alla cura del degente anche il disegno delle finestrature, poste ad altezza dell’occhio coricato, ovvero a 60 centimetri da terra.  E poi i disegni dei pianerottoli in pietra istoriata dalle indicazioni di piano; sale riunioni e copertura in legno.
Un progetto complesso, necessariamente frutto del lavoro di un folto team ma vhr non per questo ha perso la scommessa di riuscire a controllare ogni elemento, mantenendo l’uomo al centro del progetto.

Franco Raggi gli chiede il costo a mq dell’opera: esclusi impianti, estremamente sofisticati, siamo attorno ai 2.500€/mq.

A seguire Raul Pantaleo, Tam associati, presenta alcuni progetti molto diversi da questo, sia per approccio che per contesto, dove ‘costruire con poco e bisogno di molto’ è la parola d’ordine: l'Africa.
Il contesto radicalmente diverso, permette soluzioni impensabili in una realtà come quella appena illustrata.
In zona di guerra, racconta Raul, in 10 anni si è dato vita a un processo partecipativo per molti aspetti di impianto medioevale. Un processo di progettazione nel sociale, che pretende prima di tutto il mettersi al servizio.  Emergency lo richiede a tutti i suoi collaboratori. Un processo che Gino Strada considera esso stesso strumento di cura: portare il sapere dell’architettura in un mondo in cui prevale l’utilità.
Raul Pantaleo ci racconta del lavoro compiuto a  partire dal 2004 per la costruzione del centro di cardiochirurgia a Khartoum, in Sudan, e il centro pediatrico di Nyala, nel sud Darfur, sempre in Sudan.
Oggi, afferma, il know how maturato in condizioni di emergenza, dove cioè ogni sofisticazione non è sostenibile è improntata all’eliminazione di sovrastrutture non solo del pensiero.

Per raggiungere il confort nel centro pediatrico di Nyala, vi erano a disposizione 6kwatt per 1.000mq di intervento. Emergency impone standard anche per la climatizzazione che non è da terzo mondo. Per questo, si sarebbe data una risposta insufficiente se non si fosse utilizzato un sistema di ventilazione forzata naturale. Una soluzione che simula il meccanismo delle tradizionali torri del vento, facilitato dall’utilizzo di una macchina di filtraggio ordinariamente utilizzata per togliere la polvere dall’ambiente delle porcilaie. Una forma di confort adattivo, così come il riciclo al 100% dell’acqua per il verde circostante, primo filtro climatico. Ma anche come il semplice utilizzo del colore negli ambienti, mirato a migliorarne la percezione.

Un terzo esempio di risoluzione creativa dei problemi è rappresentato dal progetto degli alloggi di supporto all’ospedale, compiuto attraverso il riciclo di alcuni container abbandonati. Un modo per ottenere protezione all’irraggiamento, assieme al verde e la cura dello spazio circostante.
La sua esperienza, conclude, è segnata dal privilegio di aver potuto vedere come la bellezza, là dove tutto è orientato alla funzione, costituisce valore.
Inoltre, ribadisce, le condizioni estreme in cui ci si trova ad operare impongono di lavorare senza tergiversare, secondo azioni incisive, facendo tornare l’architettura ad un valore primario, utilitarista.

Franco Raggi pone 3 domande precise. Riprendendo questo ultimo passaggio, chiede del valore della progettazione come forma partecipata. La partecipazione è prassi determinante: non avendo mai fatto ospedali prima, afferma Raul Pantaleo, era necessario porsi all’ascolto, prima di tutto dei diversi esperti. Anche riguardo le soluzioni locali, forse improponibili altrove, dove le norme imporrebbero altri modi di procedere.

E poi: il recupero dei container è giustificato anche economicamente? Pantaleo è netto: riciclare conteiner costa mediamente la metà di un'abitazione di qualità analoga (500€/mq contro 1.000)

La trasmissione del sapere permette di far procedere le cose per loro conto, una volta lasciato l'edificio ultimato? No, dpo la dipartita "bianca" l'’ospedale diventa africano: per esempio la nostra ossessione alla pulizia non è capita, e le cose nel tempo cambiano.
La trasmissione del sapere cresce lentamente, nella filosofia di Emergency si costruisce e gestisce: su 300 soggetti attivi, 20 sono internazionali. È un lavoro lungo, ma di fatto il centro Salam è divenuto riferimento per la nazione.

Tobia Marcotti ringrazia Pantaleo per le azioni mostrate. Il bagno di umiltà cui si è sottoposti in quelle condizioni, permette di vedere molte cose del nostro quotidiano progettare come orpelli normativi e a volte anche scientifici, paradigmi spesso discutibili.
Se il committente vuole un ambiente familiare, progettualmente ci si è posti nello spirito di dire “io cosa vorrei se fossi degente?” da qui le finestre basse, gli spazi lounge e la segnaletica chiara: questioni non tecniche ma percettive.

Raul Pantaleo concorda, è chiaro che l’ospedale punta verso il nido, rispondendo alla sollecitazione dal pubblico in riferimento al titolo dell’incontro, ma con senso pratico.
Bisogna uscire dalla gabbia e pensare: magari per giungere alla stessa soluzione che la norma proponeva.
Porsi domande è la prima regola.


Francesco de Agostini

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