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Serate di Architettura

Christoph Mayr Fingerle / Giovanna Borasi
25/03/2013


Scollina con questa quarta puntata  il  ciclo di incontri 7x7, organizzato dalla Fondazione dell’Ordine e curato da Federico Tranfa tra 7 architetti di caratura europea e le domande di 7 architetti milanesi, dove lo scambio amplia l’esposizione stimolando la partecipazione e le domande del pubblico.  Un modo per confrontarsi attraverso esempi del fare, con scrupolo, nel quotidiano.
Di seguito un sintetico report e qui il video dell’intera serata.

La formula aperta immaginata per questo ciclo, che vede serrato il confronto tra ospite e curatore attraverso l’individuazione di alcuni temi che si ripetono nell’opera, nell’esposizione e nella storia dell’autore, è ben sintetizzata attraverso l’immagine della Matriosca, ovvero un gioco dialettico di scavo e di continuo rimando tra opera critica del curatore e opera costruita dell’autore invitato. Una moltiplicazione degli elementi di dialogo attraverso il confronto tra le esperienze dei curatori e degli ospiti, magari –come in questo caso- dopo essersi recati insieme a visitare i suoi diversi lavori.

Curatrice di numerose mostre presso il CCA Canadian Centre for Architecture, spesso in accoppiata con Mirko Zardini, direttore dello stesso istituto dal 2005, tra cui ‘Imperfect Health – Medicalization of architecture’, è dal 2012 vicedirettore di ‘Abitare’, Giovanna Borasi traccia un rapido profilo dell’architetto.
Christoph Mayr Fingerle nasce a Bolzano ma si laurea ad Innsbruk nell’81. Torna a Bolzano occupandosi di allcune attività dell’Ordine prima e poi di una piccola galleria. Esprime la sensazione che questo periodo sia stato per lui la costruzione di un territorio fertile per fare archiettura a Bolzano, e per rispondere gli chiede di approfondire questa sua esperienza.

Christoph Mayr Fingerle racconta prima di tutto di essere rimasto favorevolmente colpito dalla famiglia culturale composta per questo ciclo, da cui prende spunto per raccontare della sua esperienza di curatela di conferenze per l’Ordine di Bolzano prima, e della galleria poi.
Dopo essersi laureato non intendeva rientrare a Bolzano, dove il fatto che fosse usanza lottizzare il lavoro tra il 30% di madrelingua italiani iscritti alla DC e al PSI in Bolzano, e il 70% dei tedeschi nelle vallate, non era certo per lui premessa di particolare stimolo. Dopo aver lavorato per alcuni studi professionali, si è ritrovato disoccupato e seriamente indeciso se proseguire a fare l’architetto o meno. Inizia in quel periodo a organizzare conferenze per l’Ordine professionale di Bolzano titolando questi incontri, sotto l’influenza di Sottsass, ‘Chiacchiere di architettura’, a dire la volontà di coinvolgere anche chi non addetto ai lavori.
In queste occasioni ha modo di incontrare personaggi di rilievo culturale che, racconta, lo colpiscono significativamente.
Dall’85 la curatela della Galleria, dove cura tra le altre la pubblicazone di una monografia dedicata a Raimund Abraham, tra i primi radicali austriaci.
Nel ’91 è a Vienna da Hermann Czech, il quale al ‘tutto è architettura’ di Hans Hollein contrapponeva ‘la vita al centro’: traduttore austriaco di Christopher Alexander, racconta come siano stati giorni illuminanti per mettere a fuoco la strada da seguire.

In questa prospettiva nel ’92 nasce il premio di architettura alpina Sesto, in collaborazione con l’ufficio turistico.
Giovanna Borasi sottolinea l’importanza del premio dedicato all’architettura alpina, dove sono accostati luoghi diversi e una visione del paesaggio che va oltre all’approccio giornalistico imperante.

Per CMF è necessario cercare le domande piuttosto che le risposte, senza formule a priori, da cui l’importanza del testo con cui ogni membro della giuria  da ragione del proprio voto. Anche le immagini fotografiche mostrano in modo chiaro il dialogo dell’edificio con il paesaggio. Cita il saggio del ’95 di Bruno Reichlin ‘quando gli architetti moderni costruiscono le montagne’.

Lo incalza a riguardo Giovanna Borasi  proponendogli di spiegare la logica insediativa del progetto del Centro di Riabilitazione Salus di Prissiano del 2002, coerente con quanto storicamente presente sul territorio.

Il progetto nasce dall’incontro fortuito con il medico titolare, racconta CMF, il quale chiedendo lumi riguardo un dettaglio che gli appariva poco convincente relativo una finestra collocata sopra l’ingresso, gli mostra un progetto molto più simile ad un condominio di periferia che ad una clinica di riabilitazione ortopedica.
Christoph propone quindi, insieme ad alcune possibili soluzioni puntuali, di fare un viaggio per mostrargli alcuni esempi di cliniche tra Innsbruk, Basilea Lucerna etc.
Al rientro il medico gli chiede di proporre un idea: ne elaborò 15. A questo punto, essendo già in stato di avanzamento la pratica amministrativa, ha un mese per sviluppare il progetto comunale per 25.000mc e 9 milioni di euro di budget, in un paesino delle valli in cui gli edifici più importanti sono di max 2/3.000 mc, tra cui 2 castelli, rispetto ai quali propone coerenza di orientamento, in particolare con gli accessi principali da sud.
3 punti caratterizzano il progetto:
- il verde, e gli alberi visibili da ogni camera di degenza
- un progetto semplice, in cui potersi orientare con poche parole
- un chiostro centrale, a verde e collocato ad una quota di scavo

Un edificio per molti versi ispirato ad una colonia torinese di Renato Severino, brillante ingegnere poi emigrato in America.
Le betulle della corte seminterrata funzionano come schermatura solare. Lo spazio è controllato e l’economia misurata su ogni cosa (‘gestire i costi è come manovrare una grande nave: a 5 metri dalla costa non puoi fare più nulla’), ponderata per tempo.
Recentemente ha completato un ampliamento in legno e la piscina nell’interrato.

Giovanna pone l'attenzione sull'importanza del viaggio e degli esempi prodotti nel processo di formazione del committente.

CMF sottolinea come proprio il processo progettuale non si sa mai dove finisce, e per questo il dialogo con il committente, magari non sempre facile, passa attraverso esemplificazioni in cui possa identificarsi, e nello stesso tempo restituisca un oggetto senza tempo.

Prosegue presentando il progetto per la cantina E_N a Caldaro, iniziato nel 2007, avente sede storica in un edificio del 1923, in cui le sue proposte si vedono fermare di fronte alla crisi finanziaria della committenza.
Ma è proprio il rinnovamento che può risollevare le sorti, per cui insieme al ridisegno di bottiglie e etichette, si procede con piccoli interventi di manutenzione e di omogeneizzazione dell'impianto, secondo una formula di ‘no design’ , dove anche i contadini locali si sentono a loro agio.

Una formula bella non solo in termini di disegno ma anche culturale, sottolinea Giovanna Borasi.

CMF mostra l’allestimento per concerti all’aperto configurando lo spazio con bancali e cassette di bottiglie.

Introduce quindi un progetto di edilizia residenziale a Bolzano per una cooperativa, su impianto urbano redatto da Fritz  Van Dongen/de Architecten Cie, 3 blocchi per 85 appartamenti in formula di progettazione partecipata. Che significa appartamenti tutti diversi anche nelle scelte delle dimensioni delle finestre e il garage interrato che partecipa nell’impianto a verde con la corte. Un progetto del 2004.

Dal pubblico una domanda riguardo il premio sull’architettura alpina e la qualità che negli ultimi anni sicuramente si è alzata?

Difficile dire, afferma CMF. Sicuramente la discussione allargata ad un ambito culturale internazionale ha contribuito a definire un tema –quello dell’architettura alpina- che prima non esisteva. Altri musei, come merano, ha promosso mostre a riguardo.
La cura dei dettagli –cartoline, libri- amplifica la passione trasmessa.

Federico Tranfa, dal pubblico, sottolinea come il modo di lavorare descritto corrisponda ad una idea di qualità: intransigenza totale nel perseguire l’obbiettivo, apertura totale nel dialogo con interlocutori e colleghi.

CSF è consapevole di trovarsi in una posizione di qualche privilegio, nella periferia tirolese, rispetto la condizione in italia. Sottolinea l’efficacia di comunicare l’architettura, nel senso di coinvolgere le persone, creare consapevolezza, fare mostre e innalzare la percezione della qualità, senza per questo doverla trasformare in azione di marketing, di visibilità globale, ma mostrando la qualità locale.

Franco Raggi sottolinea quanto l’aspetto sperimentale delle opere presentate esprima un livello culturale diffuso piuttosto alto.

Ci interessa risolvere fatti pratici, risponde CSF, i problemi di un serramento, ma senza scindere aspetti tecnici dalla qualità: è fondamentale la curiosità e l’elaborazione continua. A Bolzano ha sede Clima House, ma non ha nulla a che fare con la qualità, un edificio a consumo Zero non necesariamente fa architettura. Non è il fatto tecnico, ma culturale a fare la differenza, cosa che difficilmente è trasmissibile a parole: come per il cibo, non basta la descrizione di una buona ricetta per assaporarne la qualità. Le cose vanno vissute.
Non bisogna temere di buttare via idee, ne abbiamo tante, anche Steven Hall gli raccontava che fa 30 varianti per lo stesso interno.

Dal pubblico una domanda sulla coesistenza della cultura tedesca e italiana.

Dal punto di vista stilistico e formale, risponde CSF, non vede la differenza. Forse più incisivo e visibile l’atteggiamento delle diverse scuole. Qualcosa che fose era più evidente nell’esperienza del moderno, con figure come Armando Ronca negli anni '50 (noto a Milano per essere autore dello stadio Meazza).

Oggi sicuramente abbiamo di fronte numerose strade. Non dobbiamo avere fretta, ma dobbiamo saper ascoltare dove ti porta il cuore.
Appuntamento a mercoledì 24 aprile con Kersten Geers e Andrea Zanderigo.

Francesco de Agostini

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