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Serate di Architettura

Teca contro Teca, dove andrà la biblioteca?
03/03/2013

Giovedì 21 febbraio si è svolta una serata dedicata al progetto della biblioteca contemporanea attraverso la visione di due recenti progetti: per il Comune di Erba di Angelo Monti e Marco Ortalli; per il Comune di Meda dello studio Alterstudio and partners, e la discussione con Antonella Agnoli, nota fondatrice e diretrice di numerose biblioteche italiane.

Il libro esiste malgrado la sua morte annunciata. Scongiurando l’ineluttabilità del destino secondo Gabriel Garcìa Màrquez, esso infatti cambia, sia fisicamente che nel modo di essere consultato.
E con esso la Biblioteca, che da luogo di elite diventa luogo di aggregazione sociale, simbolico per la città, ma anche virtuale perchè in rete. Franco Raggi con consueta puntualità identifica il nocciolo del problema e lo passa ai relatori.

Angelo Monti, già presidente dell’Ordine di Como, neo presidente della Consulta Regionale, si definisce uomo del ‘900, insieme a Marco Ortalli, con cui da 30 anni progetta in rete, grazie alla’linea sintonica di affrontare i problemi’. Descrive Erba come aggregazione recente di più borghi, per cui il tema della costruzione di centralità e soprattutto della sua identità è asse di sviluppo del progetto. La Biblioteca si ritaglia uno spazio in un area presto oggetto di ulteriori trasformazioni, legata alla dismissione di un polo produttivo inglobato nel tessuto urbano.
E' proprio la relazione con il tessuto a dettare le semplici regole di composizione del progetto. Si tratta di una biblioteca relativamente piccola, di circa 1.000mq, il cui impianto è d’uso, a scaffale aperto per la libera consultazione.
In essa il confronto del sapere non è posto in antagonismo con la raccolta, per cui vuole essere esplicitamente uno spazio pubblico urbano.
La composizione vorrei dire  fortemente trilitica si compone di un basamento in cemento armato a vista, presto ricoperto dal verde rampicante, sopra cui è posato una sorta di ‘mobile libreria’ / luogo della cultura.
All’interno si sviluppa su 2 livelli, necessità malgrado le intenzioni dei progettisti legata allo sviluppo in lunghezza del lotto. L’ingresso è nell’unico punto di interruzione di questo basamento, a comporre una sorta di atrio all’aperto sopra cui l’insegna rende ineludibile la funzione pubblica.
Un piccolo giardino interno su cui affaccia lo spazio per i ragazzi, oltre che gli uffici e i vari servizi, mentre al livello superiore trova luogo l’aula di lettura, caratterizzata dall’infilata del prospetto vetrato su cui, nel tempo si disporranno i libri a dire ancora più forte la sua identità.
I materiali di cui è fatta, nell’economia del denaro disponibile, sono nobilitati attraverso il disegno rigoroso.

Con entusiasmo Marco Muscogiuri descrive l’esperienza Medateca come 'l’idea di biblioteca che rincorrevamo da 10 anni', ovvero luogo di aggregazione e di servizio. Alterstudio, già local architect per la redazione del progetto di concorso della BEIC B di Bolles Wilson vinto nel lontano 2001, di cui hanno con ostinazione curato e portato a termine tutte le fasi successive, hanno da allora prodotto numerose pubblicazioni riguardo il tema delle biblioteche e della loro progettazione, da cui l’evidente investimento nel progetto.

L’incarico è passato attraverso l’aggiudicazione di una gara per la redazione di definivio ed esecutivo del progetto preliminare redatto su un edificio mai utilizzato che doveva essere sede della ussl cittadina, in cui spostare la biblioteca di 300mq.

L’edificio su cui andava sviluppato il progetto, vuoto fin dalla sua realizzazione negli anni ’80, pur se sfortunato per l’esigua altezza interna e la sua fattura, si trova in area centrale. Su di esso lo studio realizza rapidamente una proposta alternativa al preliminare esistente, che da 300 porta a 900 i mq di realizzazione attraverso l'innalzamento a 5 livelli dell'edificio. L'amministrazione riconosce la bontà delle loro idee: Fanno breccia, raddoppiano il budget e ottengono carta bianca per lo sviluppo del progetto.
Il costo finale di 1.040 €/mq la dice lunga sullo sforzo compiuto, se si considera che oltre 350.000€ di forniture tra lapade e arredi sono state oggetto di donazione da parte di alcuni grandi marchi.
Un progetto poliedrico, in cui si definisce un luogo dell’informazione più generale, un modo per attrarre una popolazione il cui 70% legge meno di un libro l’anno: “Un bel posto dove andare”, in cui la competenza e la simpatia di chi accoglie è altrettanto importante dei servizi proposti.
L’edificio si sviluppa come abbiamo detto su 5 livelli, di cui i primi esistenti, di altezza scarsa rispetto alla destinazione e per questo maggiormente di servizio, e i successivi di consultazione a scaffale aperto con doppie altezze e lucernari.
Il tutto è congegnato perchè le diverse parti possano essere autonome tra loro, al fine di permetterne l'utilizzo anche parziale in orari particolari. Fino alla copertura a terrazza, anch’essa attrezzata all’uso.
Una attenzione maniacale ai dettagli di uso, e alla relativa grafica –gli occhiali in prestito, un fasciatoio in ogni bagno, aree tematiche legate ai diversi media- in cui gli spazi possono essere, grazie agli arredi mobili in parte disegnati appositamente, mutati in funzione delle diverse attività che vi si svolgono.
A distanza di un anno sono raddoppiate sia le presenze che i libri imprestati, con 6/700 visite giornaliere medie.

L’impressione è che si siano posti due modi diversi di affrontare lo spazio: il luogo del silenzio di Erba e la vita sociale proimaditutto a Meda. Così Franco Raggi introduce l’intervento di Antonella Agnoli.

Che, senza falsa modestia, afferma una generale ignoranza rispetto il tema di progetto della biblioteca.
L’esempio è stringente: se per progettare una sala operatoria sono necessarie  competenze e specializzazioni precise, che non possono dare spazio a interpretazione, per le biblioteche gli architetti si ispirano ancora piuttosto genericamente a S.Girolamo o alle biblioteche classiche, in cui l’idea di conservazione è di gran lunga –specie in italia- prevalente rispetto all’idea di servizio, di matrice nordica.
Per lei la Biblioteca deve essere un luogo pubblico, dove rispetto alla città è funzione centrante di rivitalizzazione, come avvenuto nella sua esperienza a Pesaro con la  magnifica Biblioteca di S.Giovanni, oggetto di recupero sapiente di una ex caserma da parte di Danilo Guerri, in cui si sono indotti lungo la sua strada in poco tempo numerosi nuovi negozi.
Rispetto al suo uso interno invece è privilegiato il ruolo di servizio, di accessibilità senza limiti –i banconi sono tutti da eleiminare- come ‘piazze del sapere’.

Ma le abitudini stanno cambiando, e dai grandi progetti –a partire dal centre pompidou- si sta rapidamente passando alla domanda di biblioteche di prossimità, basate sul molto prestito e informazione.

La biblioteca non sarà mai virtuale, a differenza del libro, perchè le persone vogliono studiare assieme, aggregarsi, costruire tribù. Luoghi in cui nelle diverse ore della giornata si alternano diverse attività: libri, arte ed esposizione, caffè concerto, etc. In cui la contrapposizione delle funzioni fraziona lo spazio in spazi dedicati, ‘salotti’.

Ma, conclude Marco Muscogiuri, non basta mettere le ruote agli scaffali, bisogna metterle anche ai bibliotecari.

Ad accomunare i due gruppi di progettazione, il fatto che entrambi hanno di fatto regalato il progetto –dicono- alle rispettive amministrazioni. Dunque la domanda si crea, e non solo di cultura.

Francesco de Agostini

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