Fondazione dell’Ordine degli architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano

Iscriviti alla newsletter

/in primo piano

/archivio notizie

Serate di Architettura

Programmare, progettare e gestire l'abitare contemporaneo
09/10/2012

Continua il ciclo di conferenze a cura del Master in Housing Sociale e Collaborativo, organizzato da POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano, in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Milano e con il Master Housing dell’Università degli Studi Roma Tre.
Giovedì 4 ottobre si è affrontato il tema attraverso il racconto degli autori di alcuni degli interventi realizzati negli ultimi anni in italia. Si sono così avvicendati Jacopo della Fontana e Corrado Caruso di D2U - Design to Users, Lorenzo Consalez di Consalez Rossi architetti associati, Massimo Basile di MAB Arquitectura e Fabrizio Rossi Prodi titolare dello studio  Rossi Prodi associati.

Discussant della serata è stato ancora una volta Paolo Mazzoleni, in veste sia di Consigliere dell'Ordine che responsabile del comitato didattico del corso di master level in Housing Sociale e Collaborativo. Cos’è l’housing sociale e a che punto siamo in italia il filo conduttore proposto.

Jacopo della Fontana e Corrado Caruso, titolari dello studio D2U, la prendono da lontano: perchè ci piace vivere in città? da questa semplice domanda, inducono la definizione di  “reti di relazione”, e una serie successiva di postulati che orientano il loro progetto: l’alloggio più che flessibile va immaginato temporaneo, di transito a diverse forme di abitare, dando dinamicamente opportunità alle persone che arrivano dopo. Un modo anche per dire che il progetto non è solo architettonico. Lo sforzo, ci spiega Jacopo della Fontana, è orientato a fare del progetto un’occasione dell’ abitare e non solo un esercizio edilizio: l’intervento innesta un rapporto urbano, in cui le relazioni tra tipologia e spazio pubblico diventano cruciali, soprattutto dovendo lavorare senza una committenza nota.
L’ intervento presentato si trova in un’area di espansione alle porte di Crema, si articola su  14.400mq, con 7.ooo mq di slp per 90 alloggi e una scuola.
In termini di costo sono riusciti a operare a 1.440€/mq di slp, che si stempera in 999€/mq di sup. commerciale pari a 677€/mq rispetto alla superficie costruita. Una tabella preziosa sia per comprendere lo sforzo pordotto, sia come modalità operativa con cui da progettisti dovremmo imparare a confrontarci.
A partire da un masterplan elaborato dalla committenza, che prevedeva 5 torri di tre piani (?) sparpagliate lungo un area di ritaglio a L all’interno di una lottizzazione piuttosto anonima, propongono e sviluppano un impianto in cui concentrare i volumi in due blocchi edilizi, con la scuola e le sistemazioni di transito e ricreative a fare da connettivo tra loro. Superata poi anche la facile inerzia del tipo a ballatoio proposto dalla committenza –una idea un po’ stereotipa di comunità, riguardo cui per altro il mio vicino, noto architetto cremasco mormora “mai visti ballatoi dalle mie parti..” – si è passati a volumi a blocco scala, di cui però era criticata dai tecnici delegati al controllo energetico l’esposizione sui 4 lati, inizialmente su richiesta dal committente appartenenti alla classe B, passata nel frattempo A+, ovvero la classe più virtuosa sotto l’aspetto energetico della valutazione cened.
L’esito finale, sia pur privato di progettazione esecutiva e DL,  e relativa inevitabile approssimazione nei dettagli, riguardando le foto di inaugurazione degli edifici fa comunque emozionare gli autori.
 

Fabrizio Rossi Prodi, ordinario di composizione dell’università fiorentina,  presenta il progetto in corso di realizzazione di via Cenni a Milano, esito di un concorso bandito ancora una volta dalla FHS nel 2005, delineando i 3 elementi generatori:

  • Trovare un’emergenza naturale attorno cui si sviluppasse l’edificio, da costruire secondo il bando in legno, in modo da esprimere un rapporto tangibile con la natura.

  • Pensare al tipo della corte come luogo di sguardi e umanizzazione, luogo vivace e non istituzionale, ma anche raccolto e individuale.

  • Per questo necessariamente puntare ad una conformazione spaziale complessa, articolata in più condizioni spaziali intermedie

In questa prospettiva, analizzando il repertorio di immagini rappresentative del territorio locale, identifica e stabilisce nella Cascina il modello di riferimento cui ispirare il progetto. Un modell0 che definisce simbiotico, in cui l’apporto energetico necessario è pari a zero. Del resto la condizione urbana al contorno, caratterizzata da un grande deposito ATM e un’ancor più grande caserma, non permette di perseguire un idea di tessuto in connessione al contesto più stretto.

Nasce così un impianto in cui si distingue il forte rapporto interno/esterno, dove l’alternarsi di residenza di diversa forma assistita e servizi –sia condominiali che di quartiere- stemperano i diversi gradi di relazione pubblico/privato/semi pubblico/semiprivato, sia lungo il percoso al piede, che aereo –attraverso un ballatoio- che collega le diverse parti dell’intero impianto.
4 torri di 9 piani, 2 o 4 appartamenti per piano a seconda del taglio e secondo una mixitè di destinazione riguardo i diversi tipi sociali che vi alloggeranno, incastonate sull’anello perimetrale continuo di 2 piani lungo cui si dispongono le diverse funzioni collettive di cala condominiale e di quartiere, miste alle residenze maggiormente assistite. 
Torri di 9 piani in legno: la costruzione in corso di realizzazione più alta allo stato di Europa, e per questo piuttosto intensamente monitorata durante la fase di progetto.
Il legno non consente particolare flessibilità: che del resto, conferma, non serve, anche lui a favore della temporaneità del risiedere a definirla.
Il legno oltre che ecologico –produzione monitorata rispetto alle quantità globali- è leggero -1/3 del peso di una costruzione in laterocemento – oltre che rapido da eseguire -14 mesi di cantiere contro 30 di una struttura tradizionale. Inoltre se placcato è ottimo contro il fuoco, ineccepibile coi terremoti, nessun ponte termico e grandi prestazioni sugli sbalzi, di cui ci si è molto avvalsi nella composizione.
Un discorso a parte merita l’alloggio riguardo cui, prima causa tra tutte la rigidità normativa,  non vi sono grandi margini di sperimentazione e cambiamento.

Massimo Basile di MAB Arquitectura, propone un approfondimento del rapporto tra housing sociale collettivo e lo spazio pubblico attraverso 4 diversi progetti dello studio.
Via Gallarate, esito del primo concorso milanese “abitare Milano” del 2005, si colloca su una striscia di confine urbano di 150x500 metri. La densificazione puntuale sulle 4 aree di interstizio definite dai coni ottici residui della volumetria esistente, lascia ampio spazio al suolo, riguardo cui è stato determinante il lavoro sul tema del giardino pubblico spontaneo. Attrezzato anche attraverso padiglioni di servizi al quartiere, oltre che elementi di arredo urbano, puntualmente concepito in un disegno unitario avvalendosi anche dell’articolazione del terreno come elemento di filtro anche acustico verso via Gallarate, contraddistinta da traffico pesante e molto rumoroso. Inoltre alcune attività commerciali ed un asilo collaborano all’azione di mixitè.

Altro esempio sempre a Milano è invece un lotto per una Cooperativa all’interno dell’impianto di Cascina Merlata, nelle aree più a sud dell’intervento. Un ragionamento compiuto alla scala dell’isolato, alla fine configurato a corte aperta, dotato di residenza anche al piano terra, in cui l’utilizzo di logge profonde verso l’esterno e elementi più caldi verso l’interno, in legno, determinano una forte identità del progetto.
Quindi due concorsi, uno a Ginevra del 2009, di housing collettivo all’interno della città degli studenti, in cui il rapporto tra flussi di distribuzione interna, lo studio di cellule minime individuali e soggiorni comuni, si incastonano tra loro con molte possibilità di soluzione, la cui libertà compositiva è dichiarata anche dalla pelle trasparente che indifferentemente copre qs spazi, trasparente ed estremamente versatile.

Infine un concorso vinto a Parigi nel 2010, in cui è prevista la sostituzione di un volume ad un piano ad uso ricreativo di proprietà pubblica con le stesse funzioni a terra e 6 piani di residenza per giovani lavoratori e studio.
In questo caso il disegno del foier, a doppia altezza, di ingresso al teatro diventa il nucleo attorno cui ruotano le attività sia pubbliche che private, oltre che diventare un segnale urbano di forte identità.

Lorenzo Consalez dello studio Consalez Rossi architetti associati, premettendo l’interesse dello studio riguardo l’indagine dei comportamenti collettivi, ovvero le corrispondenze disegno – contenuto,  presenta il progetto di residenze in via Civitavecchia, anch’esso esito del concorso Abitare Milano 1 del 2005.
La presentazione ruota attorno al principio dei percorsi erranti pedonali, definiti ‘sentieri degli elefanti’, e mostra un disegno in cui si rappresentano i diversi accessi al parco lambro compreso quello definito da questo nuovo intervento, e a seguire una vista zenitale dell’intervento in cui si possono leggere i percorsi spontanei  pedonali che attraversano l’area. Invano hanno richiesto la modifica del nome della fermata MM di crescenzago aggiungendo parco lambro, per questo.
Una immagine che trova eco nella vista zenitale di piazza leonardo: insomma, è possibile disegnare lo spazio proprio a partire dai comportamenti, afferma Lorenzo Consalez, così come sono disegnati i “i percorsi degli elefanti”.
Come per i woonerf olandesi, dove la strada  carraia è configurata dal comportamento di pedoni e ciclisti. Una teoria che vede gli albori negli anni ’70, e di cui molto si deve ad Aldo van Eyck.

Paolo Mazzoleni a chiusura di questa prima tornata fissa alcune questioni ricorrenti  nei diversi interventi:

  • L’housing è urbano, denso e multifunzionale

  • Si lavora molto sulle parti pubbliche, massimamente sulle parti intermedie. Sull’alloggio invece  non vi sono condizioni economiche e normative per sperimentare

  • Prevale il concetto di temporaneità più che di flessibilità

  • Costi: i forti limiti posti dall’housing sociale suggeriscono soluzioni innovative

Massimo Basile sottolinea i limiti del prevalere di caratteristiche presunte virtuose, quale ad esempio la sostenibilità ambientale, che se esasperata lede la qualità abitativa,  per esempio costringendo finestre di dimensioni asfittiche, se non addirittura la loro eliminazione quando orientate in modo dissipativo.
Propone poi di riflettere sul modello di città, dove gli edifici non più sostenibili siano oggetto di demolizione e ricostruzione secondo principi di housing collettivo.

Lorenzo Consalez rilancia i criteri di permeabilità e accessibilità per  una città come luogo di scambio in cui lo spazio aperto non sia segregato, citando il libro di Massimo Bricocoli e Paola Savoldi “Milano Downtown. Azione pubblica e luoghi dell’abitare”  (et. al /Edizioni, 2010, pp. 280, ndr),  in cui si mostra come nella progettazione degli spazi verdi di alcuni interventi milanesi prevalgano lo spazio pubblico sia concepito come segregazione.

Da pubblico una domanda su l’importanza dei fruitori, su urbanisti e sociologia e le sue alterne fortune. Infine  il rapporto tra operatori e amministrazione pubblica.

Jacopo della Fontana concorda riguardo l’importanza dell’integrazione delle competenze, così come il coinvolgimeto di facilitatori nella gestione del patrimonio immobiliare prodotto.

Lorenzo Consalez incalza: è necessario il dialogo orizzontale tra discipline, purtroppo non sollecitato dall’università, costruita su impianto verticale. Dove il land scape urbanism non paga, dunque, trattandosi di disciplina trasversale.

Rossi Prodi conclude ricordando corsi e ricorsi della storia, e le alterne fortune della sociologia nella composizione. Che forse negli ultimi anni si è riproposta all’attenzione, denotando la direzione del cammino culturale verso la interdeisciplinarietà. Il postmoderno centrato sull’ermeneutica e il linguaggio è forse in fase conclusiva.
Dove sicuramente  il bello aiuta.

Francesco de Agostini


prossimi incontri:
9 ottobre 2012 dalle ore 21.00 | Progettare, co-abitare, non consumare suolo
I temi dell'abitare collaborativo in relazione ad un uso consapevole delle risorse
TAMassociati, diverserighestudio, MARC studio. Discussant: Luca Molinari.

24 ottobre 2012 dalle ore 21.00 | Forme dello spazio aperto
Il progetto dello spazio aperto come elemento di relazione tra la residenza e la città.
Aldo Aymonino. Discussant: Sara Protasoni, Stefano Guidarini.

6 novembre 2012 dalle ore 21.00 | Abitare nella contemporaneità
Permanenza e mutazione nell’abitare urbano
Relatori in attesa di conferma

15 novembre 2012 dalle ore 21.00 | Serata conclusiva: il futuro dell’Housing Sociale e Collaborativo. Conversazione con i protagonisti del settore
Saranno presenti i coordinatori e i membri del comitato scientifico del Master del Politecnico di Milano.

II Edizione del Master in Housing Sociale e Collaborativo
Programmare, progettare e gestire l’abitare contemporaneo.
Il Master è organizzato da POLI.design, Consorzio del Politecnico di Milano ed è supportato dalla Scuola del Design, dalla Scuola di Architettura Civile, dalla Scuola di Architettura e Società, e dalla Scuola di Ingegneria Edile e Architettura del Politecnico di Milano.

Partner principale dell’iniziativa è Fondazione Housing Sociale, insieme a Confcooperative Federabitazione, Legacoop Abitanti e Associazione Nazionale Costruttori Edili e FederLegno Arredo. Le più importanti Società di Gestione del Risparmio (SGR Immobiliare) hanno aderito all'iniziativa, tra le quali Polaris, Prelios, Investire Immmobiliare sgr e Torre sgr. Realizzato con il supporto di FederLegno Arredo, il Master durante la prima edizione ha ottenuto il patrocinio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Milano, dell’ACRI-Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, di Cassa Depositi e dell’INU-Istituto Nazionale di Urbanistica.

L’ inizio delle lezioni è previsto per gennaio 2013.

Per info e/o richieste Ufficio Coordinamento Formazione:
formazione@polidesign.net
Tel. 02/23995911
 

Alle ore 21.15
Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano
via Solferino 19, Milano

Condividi