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Biblioteca degli Architetti

Costruttori di modernità
31/07/2012

Il consigliere Maurizio Carones, nei suoi modi sempre garbati di fare gli onori di casa, ricorda che con questo incontro si chiude il VI ciclo di incontri dedicati alle novità editoriali organizzati dalla Biblioteca dell’Ordine. Una struttura che, attraverso numerose donazioni, sta diventando vieppiù riferimento per studiosi e professionisti, con particolare attenzione a Milano, alla professione e all’architettura moderna.

Nella cornice estiva del cortile della nostra sede di via Solferino, introduce così gli ospiti che sono stati chiamati a parlare di "Costruttori di modernità: Assimpredil Ance 1945-2011", Edilstampa ed., Milano 2011. Un libro che, oltre a testimoniare i 66 anni apparentemente ben portati di Assimpredil, racconta del rapporto virtuoso - quando c'è - tra chi progetta e chi costruisce.

Raffaella Poletti, curatrice del libro, ricorda come sin dal 1982, chiamata da Ornella Selvafolta alla costruzione del team che redasse l’insuperato “Costruire in Lombardia”, la domanda che l’Associazione pone ai suoi interlocutori della ricerca è precisa e disinteressata allo stesso tempo. Fatto questo testimoniato dall’ampio spettro di chiavi di lettura proposte, non solo Politecniche, riguardo le dinamiche del territorio e dei suoi manufatti.
Di nuovo, nel ’92, venne proposto un quaderno dedicato agli “Accoppiamenti Giudiziosi”, di gaddiana memoria, ovvero al rapporto virtuoso tra committente, progettista ed impresa.
Costruttori di modernità invece vuole essere diverso dai precedenti volumi, ponendosi come obbiettivo la ricerca di una sorta di marchio di fabbrica della dimensione associativa, attraverso l’analisi delle sue proposte progettuali non solo a scala urbana che dal dopoguerra ad oggi l'hanno contraddistinta: Assimpredil e la città.
Analogo ai precedenti rimane invece l’approccio, sviluppato attraverso sempre diversi punti di vista, economicisti, storici, urbanistici e tecnico-architettonici.

Giulio Ernesti nel suo intervento ben rappresenta questa premessa. Docente di urbanistica e teorie dell’urbanistica allo IUAV, è autore nel libro di un intenso saggio sull’urbanistica milanese del dopoguerra posta a confronto con l’azione dell’Associazione dei costruttori a riguardo. Attraverso questa storia identifica alcuni nodi critici che gli permettono di proporre una periodizzazione dal dopoguerra ad oggi:

  1. Ricostruzione/fallimento della riforma Sullo

    Il punto chiave sta nel ruolo subordinato che il settore edilizio si riconosce riguardo il rapido sviluppo economico nazionale. Una percezione di minorità legata da una parte alla difficoltà di programmazione e alla pesantezza e lentezza della macchina del comparto edilizio, dall’altra alla negatività che il centrismo populista della Democrazia Cristiana allora serbava all’emblematico individualismo del settore.

  2. L’economia industriale lascia il passo alle trasformazioni dell’assetto milanese

    Assimpredil riprende a formulare le storiche critiche riguardanti il rapporto città/urbanistica nell’analisi dello spazio quotidiano, in un’ottica non deduttiva Piano/progetto, criticandone la razionalità lineare e i vincoli pre-espropriativi

  3. “Responsabilizzazione”

    Nella cultura Assimpredil significa l'affrancamento dal ruolo minoritario, eludendo l’ambito statico della rendita in cui il comparto edile si sente relegato, verso una visione integrata del Progetto rispetto al Piano. È il momento del documento Passante (approvato nel '83 ndr), un periodo in cui Assimpredil richiede alla pubblica amministrazione capacità di scelte e equità

  4. Fallimento della “Responsabilizzazione”

    segnato dal fallimento dell’approccio alle questioni urbane in termini di ‘governance’.
    Si tratta dell’ultimo decennio, in cui la tensione alla sindacalizzazione vede parallelamente la veloce finanziarizzazione del settore edile.

  5. Ripresa della “responsabilizzazione”

    In prospettiva, all’interno di una cornice ancora piuttosto opaca rapparesentata dall’odierna Amministrazione milanese, si trova a fare i conti con un IV° attore: la società civile.
    Il punto è l’incapacità di rappresentazione delle popolazioni e della loro pluralizzazione: il deficit di rappresentanza corrisponde al deficit della democrazia.

  6. Dobbiamo affrontare nuove forme rappresentative e anche deliberative e partecipative, e se la società è attiva ogni sua parte rivendica espressione, determinando appunto una nuova forma di “responsabilizzazione”.

una lettura di intenso strutturalismo che dimostra, come ben sottolinea Maurizio Carones, lo sforzo inedito di questa ricerca.

Giulio Barazzetta, Architetto, ex Consigliere dell'Ordine e Docente del dipartimento di Progettazione, sottolinea l’importanza del lavoro collettivo a fronte della grande mole di documenti che l’Associazione possiede.
E lavorare con i documenti serve a imparare come si fa. Così come le testimonianze dirette e le interviste compiute: questo rappresenta un modo nuovo di leggere la storia d’impresa. La sovrapposizione di recenti apparizioni editoriali sulla storia di Confindustria da una parte e delle vicende biografiche di Pirelli dall’altra è un buon modo di leggere la realtà associativa. In questo senso la cronologia finale del libro per immagini è molto efficace.

Le scelte compiute nel suo saggio non potevano che essere soggettive ed arbitrarie, e affrontano le antiche virtù della scuola milanese, quali da una parte il restauro –segnatamente anche del moderno- e le questioni sismiche , dall’altra la tradizione delle grandi opere infrastrutturali che per oltre un decennio ha portato gli imprenditori italiani ad essere i primi attori a scala internazionale per scavi, dighe ponti etc.
Questo attraverso l’analisi di inediti materiali d’archivio e testimonianze dirette riguardo alcune opere emblematiche in termini sia progettuali che costruttivi:
si parte con la Triennale di Muzio degli anni ’30 e si conclude con il non ancora terminato cantiere di Garibaldi Repubblica.
Ne emerge un’altra sorta di periodizzazione dove è leggibile come solo dopo gli anni '90 si vedano sotituire ai sistemi costruttivi indicati da Nervi nel suo “Costruire correttamente” (la prima edizione è del ’55, ndr) sistemi più complessi, dove l’industrializzazione edilizia incomincia a vedersi con maggior diffusione nelle opere costruite in quel periodo, tra Scala e Bocconi, o nelle vicende delle public company, come il caso Impregilo/Salini mostra nella sua difficoltà di gestione.

Emilio Pizzi, Direttore del Dipartimento di Scienza e Tecnologie dell'Ambiente costruito del Politecnico, non avendo contribuito alla stesura del libro, ne sottolinea il valore emozionale, avendovi ritrovato vicende che hanno accompagnato il suo percorso di formazione da studente a docente.
A suo avviso è bene tenere alto lo spirito di conquista e di sfida, che vale per i costruttori, ma anche per i progettisti e i fruitori: risollevare dunque l’orgoglio del costruire.
È necessario guardare questo sforzo editoriale volto al futuro, in una sorta di aggiornamento continuo che anche la scuola sta attraversando, immersi in una nuova fase di evoluzione dei materiali, come le nanotecnologie.
La sua speranza è che Milano torni, insieme alla celebrazione del design e della moda, ad essere centro dell’innovazione dell’architettura, come fu negli anni '60 del 900.

Infine l’intervento istituzionale della direttrice di Assimpredil Gloria Domenighini, che, scusandosi per l’assenza del presidente De Albertis, testimonia della partecipazione al libro da parte dell’Associazione, dell’esigenza di ricordare agli imprenditori più che agli altri la loro storia attraverso l’orgoglio dell’appartenenza, che è, afferma, radice concreta.
La comunicazione dell’immagine dell’Associazione è importante e questo libro è solo l’inizio: l’archivio infatti è molto ricco e a Raffaella Poletti è demandato il difficile compito di coordinarne il racconto.

Nel migliore dei modi, l'incontro si conclude quindi con un piccolo rinfresco nella piacevole cornice della corte, per darsi appuntamento a settembre.


Francesco de Agostini

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