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Biblioteca degli Architetti

Quale urbanità per le aree ex-Falck?
26/05/2011

Giovedì 26 Maggio 2011 presso la Biblioteca dell'Ordine si è tenuto l'incontro dal titolo “Fare città oggi” in occasione dell'uscita del volume L'urbanità come risorsa a cura di Giancarlo Consonni ed edito da Mimesis. Il libro raccoglie un patrimonio di progetti per le aree ex-Falck a Sesto San Giovanni, frutto dell'impegno di quattro anni di laboratorio di progettazione presso la Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano. Al tavolo dei relatori erano presenti diversi autorevoli soggetti promotori delle trasformazioni urbane: rappresentanti della pubblica amministrazione (Demetrio Morabito, vice-sindaco del Comune di Sesto San Giovanni), architetti ed esponenti del mondo accademico (Angelo Torricelli, preside, e Antonio Monestiroli, professore, entrambi della Facoltà di Architettura Civile) personalità del mondo delle cooperative (Alessandro Maggioni, presidente di Federabitazione Lombardia) e costruttori (Paolo Baccarini di Hilti Italia e Sud-Est Europa).

L'incontro ha rappresentato un tentativo di mettere a confronto i rispettivi punti di vista su di un tema di portata significativa, ancora irrisolto nonostante le tre varianti del progetto di Renzo Piano, come quello della riqualificazione delle aree ex-Falck: un’importante responsabilità per chi amministra il territorio ma anche un’occasione irripetibile di disegno urbano in un comparto strategico dell’hinterland milanese.

Il tema presenta un abaco di difficoltà che potrebbe essere davvero lungo da enunciare, a partire dalla vastità dell'area (oltre 1.400.000 mq da riqualificare) e dal grande vuoto funzionale che la dismissione produttiva ha lasciato in eredità. Le aree ex-Falck, attraverso gli scheletri delle fabbriche abbandonate, esprimono ancora oggi la “tensione drammatica” della metafora di Manfredo Tafuri sulla città intesa come “luogo del conflitto sociale”, come suggerisce Angelo Torricelli nell'intervento di apertura; tale carica è ben rappresentata negli apparati fotografici del volume e nelle fotografie di Gabriele Basilico esposte in mostra presso il Municipio di Sesto San Giovanni. I progetti illustrati nel libro hanno in comune la volontà di ricucire la grande area con il resto della città, in opposizione alla logica del “monstrum”, oggi dominante, dove è il “prodigio architettonico” a prevalere. Il disegno urbano come risorsa per tutta la società civile, dunque – per citare il titolo del libro – perché si realizzi un “pezzo di città” morfologicamente connesso da una rete di relazioni spaziali e di mobilità, dotato di rinnovate funzioni laddove quella produttiva si è spenta.

Demetrio Morabito ha raccontato l'esperienza del Carroponte a Sesto San Giovanni, struttura industriale riqualificata per ospitare concerti ed eventi culturali, evidenziando come si tratti di un piccolo e felice esperimento di conversione funzionale che ha fatto rivivere un pezzo di territorio prima escluso dall'uso collettivo. Un possibile precedente, vista l’estensione dell’area, è riscontrabile nella riqualificazione del bacino produttivo della Ruhr in Germania, la cui esperienza – sottolinea sempre Morabito – non è stata completamente positiva, secondo il parere dell'architetto tedesco Klaus Kunzmann, a causa di un programma di rinnovamento funzionale scarsamente differenziato e imperniato sulla sola offerta culturale.

La riqualificazione delle aree ex-Falck non può inoltre prescindere dal passare attraverso una corretta gestione delle tensioni tra pubblico e privato, che devono sempre trovarsi sul filo di un virtuoso equilibrio, come sottolinea Alessandro Maggioni.

E’ chiaro però che le difficoltà fin qui enunciate non possono smorzare il fascino di una sfida dalle grandi valenze civili, un'occasione straordinaria per donare al nostro territorio un precedente di urbanità, laddove la città diventi realmente quella polis “ospitale” – come sottolinea Monestiroli riprendendo un termine caro a Consonni – dove città e governo sono in stretta relazione, dove la teatralità dello spettacolo sociale possa esplicarsi liberamente in tutta la sua vitalità.

Alessandro Sartori

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