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Serate di Architettura

Macchina semplice: reportage della serata
12/01/2011

Macchina semplice:indagine su un oggetto apparentemente semplice

14 dicembre 2010

Ha presentato: Maurizio de Caro

Sono intervenuti: Stefano Casciani, Moreno Gentilini, Alessandro Mendini


Si può parlare per una sera intera di maniglie? Se si tratta di Olivari e si parla con Alessandro Mendini, la risposta è sicuramente sì.  “La maniglia non è che una piccola leva, però è un concentrato di piccoli problemi” così Maurizio De Caro cita Casciani in apertura di serata. A quasi 100 anni dalla fondazione di Olivari, l’azienda ha voluto aggiornare l’analisi del lavoro di tre generazioni di imprenditori con un libro dal titolo simbolico: Macchina Semplice affidandone l’incarico a Stefano Casciani che già nel 1992 aveva redatto il primo libro (L’architettura presa per mano) dedicato alla produzione dell’azienda di Borgomanero.

De Caro chiede subito all’autore quale sia per lui la differenza tra una macchina semplice e una complessa. Casciani risponde che non c’è differenza tra complessità o semplicità perché la storia stessa del design italiano evidenzia come l’approccio metodologico sia sempre lo stesso in caso di un problema più o meno complesso. A dimostrazione cita Vico Magistretti che ai giovani consigliava di non perdere tempo per un progetto piccolo perché comunque serve lo stesso tempo che per un progetto grande. Non dobbiamo dimenticare che l’unico obbiettivo del design è la vendita dell’oggetto.

A questo punto De Caro chiede a Mendini quanto si sia sentito vincolato nei progetti per la Olivari.

Alessandro risponde che si è sempre impressionato a vedere quanto tempo dedicava al progetto di un oggetto tanto semplice quanto vincolato. Per lui però la maniglia è uno degli elementi più importanti dell’architettura in quanto è il primo livello di quella più grande machine à habiter che è la casa, già secondo Le Corbusier. Le maniglie hanno sempre seguito la storia dell’architettura in quanto sono sempre state disegnate dall’archietto per ogni sua opera. La famiglia Olivari ha saputo trasformare questo dettaglio architettonico in vera e propria produzione destinata alla vendita. E’ vero che per Mendini è impossibile inventare cose nuove, soprattutto in 8 cm, ma è anche vero che la maniglia oramai è diventata una sfida per tutti gli architetti e designer. Maurizio De Caro gli fa notare che però lui è andato al di là della semplice progettazione dell’oggetto maniglia in quanto alla fine degli anni 80 gli è stato chiesto di progettare un museo delle maniglie. Mendini, sempre ironico, prima nega poi minimizza: dice che doveva semplicemente trovare uno spazio da adibire a museo mentre si stava ampliando e ristrutturando lo stabilimento ma che poi l’idea è stata abbandonata. Lui sostiene di avere avuto contatti con gli Olivari solo per la progettazione delle maniglie e che il rapporto è sempre stato molto divertente. Il design è spesso legato alla vita aneddotica di tutti i giorni e che in genere, con gli Olivari, questi aneddoti hanno sempre prodotto cose belle.

E’ la volta poi del libro raccontato dall’autore Stefano Casciani: in realtà è il catalogo del famoso museo di cui hanno appena parlato De Caro e Mendini ma che in realtà.. il museo non c’è.

Il libro vuole mappare tutta la produzione, che significa anche rappresentare le visioni dell’abitare secondo tanti importanti architetti, da Gio Ponti a Shigeru ban, che con Olivari hanno collaborato in quasi cento anni.

Moreno Gentilini, interpellato da De Caro sul futuro della maniglia (“è un design che ha ancora futuro o gli Olivari dovranno chiudere?”) non ha dubbi: il futuro della maniglia è contenuto nelle suggestioni che la stessa saprà dare ai consumatori… Gentilini suggerisce un progetto da sviluppare: le maniglie dell’amore!  

Secondo Mendini le suggestioni sono molto importanti, basti pensare al significato simbolico del gesto che compiamo cento volte al giorno utilizzando una maniglia e passando da una parte all’altra di una porta, ma gli Olivari hanno fatto una scelta ben precisa di rimanere nel campo delle maniglie tradizionalmente concrete. Hanno scelto di non realizzare sistemi alberghieri o simili per non sottostare a compromessi tecnici complessi. Alla Olivari sta a cuore il tema tradizionale della maniglia in quanto leva e il suo aspetto creativo.

De Caro sottolinea effettivamente la riconoscibilità del prodotto Olivari e l’architettura che, con le sue maniglie, viene realmente presa per mano. Mentre Casciani apprezza la dedizione scientifica di Olivari ad un tema e si chiede invece cosa avrebbe progettato Munari, con le sue macchine utili, se avesse disegnato una maniglia.

Simpatico scambio di battute tra De Caro e Mendini. Il primo chede al secondo che maniglie ha in casa… Mendini risponde: “non lo so”.

Chiusura di serata piena di elogi: Mendini agli Olivari per essere maniaci come collezionisti, per avere mantenuto sempre la produzione di tutta la collezione e per avere sviluppato il lato ecologico della produzione stessa che quindi continuerà.

Un saluto di Franco Raggi in quanto Vice Presidente dell’Ordine, e conclusioni di De Caro che afferma che il limite è la forza di questa storia, perché, come dicevano i greci, il limite non è dove una cosa finisce ma dove la storia inizia


                                

Laura Truzzi


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