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Incontri

6.100 metri cubi di legno per l'housing sociale
26/03/2013

Il cantiere di Via Cenni, che porterà alla realizzazione di un quartiere di housing sociale di novemila metri quadri in cui sorgono le quattro più alte torri a struttura in legno d’Europa, si avvia alla conclusione. Promo Legno, associazione nata dalla gemella Pro Holz austriaca 12 anni fa,  che ha seguito con costanza il suo avanzamento, ha voluto salutare il momento della  chiusura delle coperture invitandoci ad una visita del cantiere in compagnia dei suoi protagonisti.

Sul Progetto di Via Cenni, realizzato dall’operatore Polaris Investment su un’area ceduta in diritto di superficie novantennale dal Comune di Milano per la realizzazione di 9000 metri quadri di alloggi sociali, si è già scritto e detto anche sul sito dell’Ordine degli Architetti, presentando l’esito del concorso indetto dalla Fondazione Housing Sociale nel 2009 in una scheda monografica su Milanochecambia ,e poi discutendone direttamente con il suo progettista,il Professor Fabrizio Rossi Prodi, durante una delle serate del ciclo organizzato l’anno scorso dal Master in Housing Sociale e Collaborativo e svoltosi presso la nostra sede. E ne vale la pena, data l’attenzione con cui sono seguite le evoluzioni delle costruzioni a struttura in legno ad elementi piani (utilizzando la tecnologia XLAM, brevettata solo dieci anni fa)e l’espansione di mercato che questa sta conoscendo in alcuni paesi d’Europa -oltre all’Austria, Regno Unito, Germania e Italia- e Australia.
All’incontro, l’architetto Claudio Giust, Presidente i Promolegno, e l’Arch. Lorena De Agostini, segretario generale, hanno invitato anche Franco Zinna (Comune di Milano), oltre al progettista Fabrizio Rossi Prodi e all’Ingegner Andrea Bernasconi e all’architetto Michele D’ambrosio, questi ultimi in rappresentanza delle altre società d’ingegneria che hanno collaborato alla progettazione dell’intervento (la ticinese Borlini e Zanini SA e TEKNE s.p.a.).

Il Presidente Giust, nel saluto di apertura, pone l’accento sulla qualità dell’intervento e  la sua mole, che lo mette ai vertici della classifica dei cantieri in corso realizzati in legno. I numeri effettivamente fanno impressione: 6100 metri cubi di legno, la massima parte di cui impiegati per la creazione di pannelli di XLAM che costituiscono la totalità delle strutture dell’edificio , sia quelle verticali in elevazione che quelle orizzontali dei solai. La struttura è scatolare, in cui cioè tutte le pareti hanno funzioni strutturali di trasmissione dei carichi al suolo: le prestazioni di questi elementi piani in legno colpiscono, con le pareti che sostengono i 9 piani delle torri spesse al massimo di 200 millimetri, mentre per solai di luce di oltre 6 metri e mezzo non si superano i 230 millimetri. I tempi di cantierizzazione, in quanto trattasi di tecnologia a secco, si dimezzano (14 mesi per la chiusura del cantiere contro i 30 stimati per lo stesso cantiere con tecnologie tradizionali) con un aggravio dei costi globali del cantiere che a conti fatti, aumentano del 4-5%.

Una sfida vinta insomma: innanzitutto per Polaris investment, ente di sviluppo sociale, che ha saputo raccogliere la sfida di una proposta progettuale estremamente affascinante  con l'uso sapiente di tecnologia nuova, appoggiandosi a professionisti e imprese che hanno dimostrato il proprio valore. Sfida vinta, dice Franco Zinna, anche per il Comune, che ha creduto in questa iniziativa cedendo in diritto di superficie novantennale l’area di Via Cenni alla FHS, seguendo una strategia inaugurata nel 2008 con l’apertura di due bandi pubblici per la realizzazione di housing sociale in 3+8 aree in territorio comunale milanese. Zinna vede in questa esperienza anche un progetto esemplare di un’attenzione che è stata fatta propria dall’amministrazione comunale ai temi del mix sociale e dall’assunto che la costruzione di nuovi quartieri sia accompagnato, meglio ancora anticipato, da un lavoro sulle istanze sociali presenti sul territorio, in modo che la costruzione materiale si corrobori di componenti immateriali.

Fabrizio Rossi Prodi si presenta come “l'architetto pazzo che ha proposto per la prima volta il legno, e che ha avuto poi la fortuna di avere una committenza illuminata che ha deciso di sostenere questa sperimentazione e seguire questa nostra idea di costruire questi edifici così alti in un materiale così innovativo”.
Il suo progetto è risultato vincitore di un concorso bandito nel 2009 a cui sono giunte 139 proposte progettuali: “in questi casi si è sotto pressione, si cerca di correre, un modo molto buono di sviluppare i progetti che bisognerebbe impiegare e diffondere di più in Italia”.
Il luogo è abbastanza difficile: su un lato la caserma, sull'altro il deposito degli autobus, che costituiscono infrastrutture durissime che non permettono la permeabilità. Le condizioni al contorno hanno forzato il progetto a svilupparsi in un flusso che si muove dalla città alla campagna (dall'asse urbano di Via Novara agli orti sociali posti a sud ovest del lotto). “Siccome siamo nella città, abbiamo cercato di rispettarne le leggi, quindi ragionare su un isolato i cui limiti sono rispettati ma non chiusi": gli edifici non contornano completamente l'isolato ma mantengono al loro interno numerosi spazi aperti. Ispirandosi alla cascina presistente - Molino Torrette presente fin dal Settecento in questa parte della città - assunta come riferimento del nuovo progetto: modello simbiotico di uno strumento di cura , un presidio del territorio e di cui il territorio stesso si prende cura, un modello sostenibile. Ecco allora il motivo dei fabbricati posti tutti attorno ad una corte con tanta vegetazione, che costituisce il luogo del rapporto con la natura. Il motto del concorso era "una comunità per crescere": per crescere è necessario aumentare le capacità, le capacità del luogo (ricchezza spaziale, sociale, funzionale e naturale). Non unico spazio quadrato o rettangolo principale, ma più spazi minori. Sociale, portare le persone dentro: creare tanti luoghi d'incontro. Ricchezza funzionale: non solo residenze ma negozi, centro anziani, centro giovani, fitness, spazi per il condominio, tante occasioni funzionali.
Ragionando di flusso: la corte è il vero cuore del progetto, svariate linee vi si incrociano, e sopra questi si snoda un ulteriore percorso che sale al primo piano e attraversa tutti gli edifici in quota fino a uscire nell’auditorium all’aperto. Il ballatoio vuole essere un richiamo della casa a galleria lombarda. Gli spazi attraversati si declinano creando le condizioni per l’uso di spazi pubblici, semi-pubblici e privati. A terra, questi flussi collegano la cascina, poi spazio giochi bimbi, spazio anziani, orti ubani al piano secondo con tetto verde, tante situazioni. Auto fuori dal quartiere.
Simbiosi con la natura, viene fuori il legno. Questa diversità riguarda anche il linguaggio architettonico: terrazze, logge, finestra non tutte uguali perchè il problema delle architetture in legno che sono delle scatole con delle tanti buchi, sono orribili, allora vanno trattate.

L'ingegner Andrea Bernasconi, che con il suo studio di ingegneria si è occupato del progetto strutturale dell’edificio, ne presenta alcune specifiche. Il progetto era stato allo stadio definitivo. C'era già la definizione architettonica del tutto, si era riflettuto molto bene, non ci si era limitati  a dire che lo si sarebbe realizzato in legno, ma si era già portata avanti la progettazione fino ad avere tutto chiaro in modo da poterlo verificare immediatamente dopo in legno. Inizialmente il nostro compito è stato quello di definire la struttura portante, poi ci è stato affidato tutta la parte legata alle verifiche  tecniche: acustica, anti-sismica e antincendio.
L’altezza delle torri (maggiore dei 4 piani) ha imposto, per la normativa allora vigente, un'autorizzazione specifica per la loro realizzazione ottenibile attraverso la verifica del progetto tecnico da parte di una commissione formata ad hoc dall'autorità centrale dell'edilizia, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (normativa abolita dal Governo Monti nel 2011). Le 4 torri hanno struttura molto simile, al punto da essere state presentate all'esame di questa commissione come identiche. Di fatto non lo sono, ma hanno struttura totalmente indipendente,dai corpi bassi. La struttura è tutta in legno dalla platea di fondazione in su, formata da elementi piani, pannelli xlam a strati incrociati. In pianta, ogni torre poggia su 4 pareti in un senso e 3 nell’altro, che formano la struttura scatolare dell'edificio. Non è in alcun modo una struttura monolitica: le aperture, le pareti, la deformabilità dei giunti e dei collegamenti complicano un po' le cose. Il sistema strutturale basato su pareti (20 cm di spessore massimo al piano terreno, 12 il minimo all'ultimo) e solai, anch'essi  in XLAM (da 20 cm per luci fino a 5,80 m e 23 cm per luci fino a 6,70 m).
Il tipo di struttura messa in campo qui si presta molto bene per sollecitazioni cicliche dinamiche sismiche. Essendo la prima realizzazione di questa entità in Italia si è lavorato con ipotesi di calcolo piuttosto conservative. Si sono sviluppate tecniche e dettagli per giunzioni e  collegamenti ideali per rispondere a sollecitazioni oscillatorie sismiche.
Altro tema, la protezione fuoco: non esistendo ancora in Italia una normativa specifica per edifici con strutture in legno (a differenza di Svizzera e Austria)qui si sono applicate le prescrizioni normali vigenti per questa tipologia di edifici, senza nessuna prescrizione particolare e più severa. La normativa richiede la compartimentazione antincendio REI60, che viene facilmente ottenuta tramite il rivestimento del legno con doppia pannellatura in cartongesso antincendio omologato.
Per l’acustica, sopra i solai in legno, viene steso uno strato di desolidarizzazione impermeabile su cui posano massetto a secco, riscaldamento a pavimento e pavimento finito; le pareti sono tutte rivestite, tutte le pareti oltre al doppio strato di rivestimento hanno anche vano tecnico + altro cartongesso, anche controsoffitto. Corrisponde ad esigenze acustiche, essendo tra l'altro soluzioni già sperimentate di cui abbiamo effettuato test in opera.

Prima della visita, a chiudere la parte di presentazione del progetto e, un saluto anche da parte di Gernot Weiss, dell'azienda Stora Enso, fornitrice dei pannelli in XLAM: a dimostrazione che il mercato in XLAM è in pieno sviluppo, dice Weiss che le quantità coinvolte nel cantiere di Via Cenni non hanno posto alcuna difficoltà all'azienda, che avrebbe potuto produrre i 6100 metri cubi in due settimane.

Poi, in cantiere in compagnia di Rossi Prodi e Bernasconi, c'è ancora il tempo per qualche scambio - "un peccato aver dovuto rivestire il legno con cappotto isolante (polistirolo espanso da 10 cm, ndr) e intonaco, ma era impossible prevedere altro avendo l'obiettivo di mantenere il costo di costruzione complessivo sotto i 1000 €/mq" mi dice Rossi Prodi - e per la salita al nono piano in un vano scala in cui tutto, compreso la vano corsa dell'ascensore, è legno.

Carlo Venegoni   


 

 

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